"Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno."
E' curioso parlare di dolore. Nessuno vuole mai parlare di dolore, forse solo per paura forse solo perchè andrebbe a toccare la parte più intima di se, forse per tabù forse perchè è nello zainetto dell'uomo nero, di queste entità infantili che si installano, stillicidio di negazioni da quando sei piccolo e senza attenzione, potresti avere anche da vecchio magari solo dopo averle a tua volta insegnate. Oggi nello zainetto l'uomo nero (che ti tiene un anno intero) porta il dolore ma attento perchè nelle sue tasche nasconde il resto delle paure... ma una per giorno che ancora ce ne sono tanti.
E' altresì facile cadere nel banale, oppure sentire frasi del tipo "il tempo allevia il dolore" e via nel medesimo seminato ma quante di queste voci sanno attribuire la definizione corretta di "dolore" e "tempo" allo stesso tempo, o meglio ancora, quante sanno attribuire una definizione "cosciente" dei due in quanto in merito alla correttezza, per quanto ne parlino tutti, credo onestamente che ognuno abbia la sua.
Viene spesso associata al dolore anche la parola "normale"; il problema credo che stia nella definizione di normale che se vogliamo risiede nella distribuzione di popolazione: la fetta più grande è "normale" il resto è un outlier pertanto se è così per i soggetti stessi che il dolore poi possono provare (è difficile credere che una pietra prova dolore ma sarebbe in ogni caso difficile da dimostrare) allora bè credo che associare il normale, ai normali sia qualcosa da ridiscutere.
Esiste poi la forma sociale di "dolore" queste incombenze verso gli sconosciuti, questo devi piangere perchè ne sei nella situazione queste spiegazioni da postalmarket misto libretti harmony che vedi negli occhi dei normali per cui o piangi tra le sue braccia o piangi perchè ne sei senza ma alla fine le emozioni che provi, la più primitiva una delle più grandi di queste non la devi mai provare come senti tu.
Dolore consolatorio: quanto è toccante vedere le persone affrante (diciamo i sorrisi da corridoio) per quanto racconti loro, quanto è sconsolante vedere delle facce pari solo a zone sub-coccigee (ndr. faccie da c....o) che di colpo si contriscono e ti raccontano tutta la loro esperienza (causando loro un primo e significativo dolore in zona epidimiale) consolandoti ancora su questo tempo che più che una variabile fisica (o filosofica in base a come la vogliamo considerare) mi sembra più che altro un litio misto vicodin da come viene presentato.
Spegniti e nn sentirai più nulla
Non ascoltare quello che senti, dentro
Il tempo passa lo stesso e alla fine la scelta semplice arriva
... e se ti svegli?
Ma tanto l'ultima domanda non la fa mai nessuno la prescrizione del dr. qualunquità si ferma sempre alla riga tre.
Il dolore, esiste
Eccome
ed è "giusto" così
non deve essere nocicettivo per fare male
Se cadi di natica, allora il tempo di sicuro farà il suo corso e te lo farà passare.
Negli altri casi il tempo passa, ma a farlo passare sarai tu.
Non esiste migliore ricetta antidolore che accettare di provarlo.
Ogni valvola posta nel mezzo è solo una scorciatoia per qualcosa di cronico.
"L'esperienza del dolore è quindi determinata dalla dimensione affettiva e cognitiva, dalle esperienze passate, dalla struttura psichica e da fattori socio-culturali.
- Il dolore è fisiologico, un sintomo vitale/esistenziale, un sistema di difesa, quando rappresenta un segnale d’allarme per una lesione tissutale, essenziale per evitare un danno.
- Diventa patologico quando si automantiene, perdendo il significato iniziale e diventando a sua volta una malattia
(Mannion & Woolf, The Clinical Journal of Pain, 2000)."
Il dolore è difesa, il dolore è la comunicazione con qualcosa di innestato tra una corteccia e i sentimenti dove nessun farmaco scava, il dolore è la manifestazione del fatto di esser vivi. Non accettarlo è l'automantenimento, diventarne una vittima perchè l'intorno decide che devi smettere di vivere in alcune circostanze, questo non è dolore perchè perdendone il significato, eludendo così la possibilità di un cambio di stato allora non sarà servito a niente sarà stato solo dolore di cui alla fine, mancando la sensazione il tempo lascerà solo un ricordo confuso.Di tempo confuso.
Le scelte possono causare dolore, subirne le conseguenze può causare dolore ma il dolore è parte della punteggiatura nella continua oscillazione tra stati che è parte del fondamento di sentirsi vivi.
Esiste uno stato biologico al minimo dell'energia in cui è impossibile provare dolore in quanto non è più possibile oscillare: la morte; no grazie. E' una carta troppo certa per giocarsela in una mano di apertura.
Non condivido appieno la motivazione che porta alla frase ma ricordo :
"La miseria e le preoccupazioni generano il dolore, la sicurezza, invece, e l'abbondanza la noia. (Arthur Schopenhauer)"
Ci sono i momenti spiacevoli, ma ci sono anche ricordi che ci strappano un sorriso anche quando il dolore è forte.
Il dolore si lenisce nell'attimo in cui la difesa non serve, non nell'attimo in cui rinuncio alla persona che il dolore stava difendendo: me.
Il dolore esiste ma anche le sue controparti e non potrei definire il buio se non conoscessi la luce.
E vivere il continuo tra i due?
Idee... se non una bozza come li chiamo?
Tutte le definizioni sopra citate sono tratte dalla pagina wikipedia relativa.



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