Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit. (da De Tranquillitate animi), Lucio Anneo Seneca



martedì 22 aprile 2008

Questione di

Parlo spesso di questioni di tempo. Eppure con qualcosa di scritto che quindi avrei potuto cominciare quindici anni fa e finire adesso, fatto in trenta secondi o passarci una serata eppure la data e l'ora pubblicate saranno sempre quelle.
Appiattimento del tempo. (senza richiedere velocità superluminali)
Eppure la "liveness" della lettura non sta nel tempo passato a scrivere nel pensare, è scorrere le parole già esistenti, rivivere il tempo alla velocità a cui mi porta ogni singola lettera.
E' risentirmi un bambino preso per mano che un passo per ognuna cammina sulla parola dondolandomi in quelli che ora son paesaggi lontani ora un claustrofobico stanzino e tutto in poche macchie su un foglio.
Questa è la lettura che mi piace, qualcosa che riesca a portarmi "fuori contesto", indipendentemente dal contenuto, una strana alchimia in grado di farti perdere la fermata del treno mentre nella tua testa discuti ad un tavolino sotto la pioggia. Quei libri che ti portavi tutti stropicciati sotto la cartella sul banco alle superiori alla fine erano meglio che seguire come funziona un relè, quelle scene per cui ridi anche se sei solo tu a vederle in una sala di attesa e gli altri pensano che son pazzo, e solo perchè non han sentito la battuta.
E' un segno del cambiamento, se provo a rileggere qualcosa di dieci anni fa accidenti, è come essere di nuovo li è una specie di "fotografia emozionale" di attimi e sentimenti. Qualcosa da assaporare con calma. Che magari non mi piace, che magari mi fa sorridere (pensando a me all'epoca), ma quanto riesce a trasportare il pensiero.
La cosa peggiore è perdere una lettura, lasciare che non si riversi in modo (più o meno) indelebile su carta.
Quante volte mi son lasciato sfuggire qualcosa, leggendo a voce alta nella mia testa ma senza muovere le mani perchè "non era il momento".
Invece era proprio quello il momento. Se non scrivi in quell'istante, almeno una bozza, toccare una matita e della carta in quell'istante. Se non lo fai non sarà più lo stesso.
Mi sono stufato della pigrizia del "lo farò dopo". Il tempo lo appiattirà anche la scrittura ma si rivendica sull'idea.
Ogni pensiero unico, ogni passaggio pure. Se sento che va scritto è li che deve cadere, diretto. Altrimenti sono artefatti da carta avvolta plastica, quanti esercizi di "bella forma" che ci posso fare.
E restare dove sono.
Mantenere la mia maschera.
Non posso più lasciarle sfuggire perchè ho voglia di "liveness" se avessi voluto una bella storiella avrei cominciato a curare la forma.
Per ora scrivo, per non appiattire il tempo ancora prima che venga.
Per non perdere qualcosa che bello o brutto è in ogni caso una cosa sola certa:
parte di me.
E mi autoracconterà qualcosa quando da piatto diventa passato.
Ora

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