Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit. (da De Tranquillitate animi), Lucio Anneo Seneca



martedì 29 aprile 2008

(Not so little :-) Excerpt

........

A cloud of eiderdown draws around me
Softening the sound
Sleepy time when I lie with my love by my side
And she's breathing low, and the candle dies

When night comes down you lock the door
The book falls to the floor
As darkness falls and waves roll by
The seasons change the wind is warm

Now wakes the owl, now sleeps the swan
Behold a dream, the dream is gone
Green fields, a cold rain
Is falling in a golden dawn

.........
"A Pillow of Winds" (Waters, Gilmour) - Meddle, Pink Floyd 1971 - Harvest, EMI

domenica 27 aprile 2008

Per una volta non parlo (solo) di me

Per una volta almeno non parlo solo di me e delle mie "stranezze"...
Ogni tanto ci vuole un giro in rete anche di quelli "non ludici" e tra le varie cose ho trovato questo libro gratuitamente sul sito di Beppe Grillo.
E pensare che sono cose che conosco, che vedo tutti i giorni e che alla fine provo direttamente sulla mia pelle, mi è bastato leggere il primo capitolo per farmi passare il sonno per un pò. Se siete di quelli che, come me, non riescono a guardare programmi come Report in diretta alla sera perchè poi si levano il sonno direi non mettetelo sul comodino, altrimenti il sonno ce lo leviamo per un bel pò.
Ed intorno il silenzio, la libera informazione di cui si parla (poco) tace perchè alla fine basta dare qualche notizia qua e la, qualche villa piena di vip e speranze di qualcosa di meglio nella "scatola empatica" (chiedo venia in anticipo a Philip K. Dick per la citazione "impropria" ma è quello che più mi ricorda) e tutto prosegue liscio, il tempo passa lo stesso.
Oggi hanno sostituito i manici con un telecomando, ti attacchi ti siedi e il resto è scivolato via, peccato che prima o poi tocca terra e li mi sa che ci trova noi (se ci va bene).
Una lettura "non della sera" ma buona.
Un grazie a Beppe Grillo
Buonanotte

bozza

Cambia la finestra
ma non la musica
quando è nella tua testa

Aspetto ancora
la sera
uno stupido assetato
di colori ed emozioni
da vivere nel vento
anche se lo guardo soltanto

Finalmente comincia a fare buio
e comincia a scendere
la calma colorata
che rilassa lo sguardo
e nasconde le espressioni
solo alla vista

venerdì 25 aprile 2008

Ex post

" Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior. "

(Carme 85)
Gaio Valerio Catullo (84 a.C. - 54 a.C.)

giovedì 24 aprile 2008

...mattina

Buongiorno
nelle sottili linee
proiettate su un caffe fumante
nascoste dalle tende
Un sorriso nascosto
dalla penombra
e una cresta sulla testa
Qualche clacson
infastidisce la musica
gente che urla
eppure è tutto così calmo sul divano
peccato nessuno se lo goda
Io passeggio
prima o poi consumerò le mattonelle
fra sala e cucina
e il caffè si raffredda
penso a voce alta
Un colpo di tosse
mi sa che è meglio spegnere la sigaretta
un occhiata all'orologio
è ora di prepararsi
Ancora cinque minuti
per godermi il sole quantizzato
lo spiffero di una vecchia finestra
Adesso è ora
sta arrivando la giornata
Buongiorno
a tutti

mercoledì 23 aprile 2008

Caduto in un ricordo

Basta fermarsi un secondo, smettere di pensare alle mille cose della giornata. Tirare un respiro e uno sguardo che fissa oltre il finestrino in una galleria buia tra uno scossone una fermata e gente che sale e scende. Seduto su sedili di plastica con uno zaino abbracciato, in piedi davanti al mio stereo, magari su un balcone con una sigaretta che si consuma da sola.
Di colpo lo sguardo fisso, alienazione dell'attimo. Pochi secondi di realtà di qualcosa così vicino, insieme fittizio eppure così vero da poterlo toccare.
Una serata che sa di deja vu, contorni poco definiti, immagini in successione lenta eppure così familiari, così calde e mi lascio trasportare.
Da una slide di tempo all'altra dove ho l'esatta sensazione di quello che sta per accadere eppure non posso uscirne, sono parte della scena.
Archiviazione di memoria, ricordi che passano miscelati alla realtà prima di diventare tali, e dimenticati. Non posso più definirne i colori, l'immagine esatta. Solo un odore, un sapore, un "effetto madeleine" nascosto tra un cuscino e il profumo sulle mani.
Qualcosa ogni volta diverso, una maschera nascosta che ti accompagna al posto silente e inizia la proiezione.
Il sottile piacere di perdersi che si interrompe come un piatto che tocca terra dopo essere scivolato dalle mani: un botto e molti cocci che comunque non rimetti assieme.
Risveglio brusco con tanto di stordimento.
Quanto può andare lontano un pensiero una poltrona e del tempo? fissando un vuoto che in realtà punta il fuoco nel punto più oscuro del pozzo dei sogni, gli occhi devono muoversi ma tanto il punto dove guardano è nascosto dentro.
Un tempo indefinito che sembra durare ore, tranquilli frammenti da pochi millisecondi ma che possono benissimo assomigliare a un pomeriggio.
Magari è solo la febbre, oppure il sonno che fa capolino prima di entrare in scena.
Solo immaginazione
Sembra di sentire il vento unito al sole che sfiora il collo e il sorriso sincero poi il colpo sordo del finestrino sollevato e via il vento e meglio anche lo sguardo, le pubblicità sui cartellini penzolanti non gradiscono.
Non è pilotabile, non so dove porta. Perchè non un pomeriggio al mare, di quelli che ne ho fatti cento uguali ma solo pochi unici e non serviva ci fosse il sole.
Sedermi su un'altalena (infelice della mia scelta) o sdraiarmi su un muretto di mattoni, il sole però apparteneva al primo ricordo.
Ancora sul solito metrò, tra due fermate mi guardo attorno e raccolgo sguardi ascolto e provo a lasciare scivolare il mio.
Costruire un ordine, non geometrico. Groviglio n-dimensionale, ma son così.
Scivolato nel tempo di un ricordo.

appunti...

Penso di avere un pò di paura per il tempo a venire eppure credo che paura non sia la parola adatta.
La paura preclude che ci sia una specie di divisione binaria, o la paralisi o la reazione fulminea e soprattutto è qualcosa che si lega a uno stato mentale particolare una percezione primaria qualcosa di istintivo.
Magari la chiami paura ma è razionale.
Eccitazione e insieme il brivido che viene non sapendo cosa attende dietro l'angolo.
Non sapendo chi.
Timore che il tempo passi, e basta
Troppe riflessioni su cose passate che fanno poco spazio a quelle a venire.
Eppure in questo istante l'eccitazione è quella che palpita meno, ma non è paura.
L'indifferenza davanti all'avvicinarsi di qualcosa che non conosco, quella mi lascia strano.
Penso che una volta mi sarei spaventato. sarebbe stata paura.
Ora è indifferenza, riflessione (la versione "colta" di non me ne frega un beneamato...) .
Ho intabellato tutto.
Che la parte libera resti tale.
E' solo una questione di pesi per i singoli nodi.
E questi cambiano.

Sempre vestito

Ascolto gli stessi cd
ripasso un'idea
ripasso le vecchie foto
sono ripetitivo
e non me ne frega nulla
ogni passaggio è un coltello e una carezza
sistemare cassetti
rifare ordine anche quando le cose sembrano apposto
se non è una questione di disposizione sarà di scala cromatica
consumo energia
su strade che ripercorro
solo nella testa mentre dal riflesso sul vetro passa il resto
pioveva in entrambi i casi
eppure il livello di realtà è lo stesso
Continuo con il solito vestito
e non so se le grinze le ha lui o le vedo io
o chi sta sotto
Quanti strati nascondono
la pelle dall'esterno
Quanto tempo ci vuole a lasciare scivolare
lampo uno sguardo
ha già assegnato il peso
e il vestito resta
"è necessario per non bagnarsi"
agli altri non interessa cosa c'è sotto
è d'acchito che si decide
Sono stufo del colpo d'occhio
non mi fa compagnia
Sono stufo di essere "vestito"
ho smesso di nascondere
quello che sono "nudo"
qualunque cosa sia
Non voglio rivestirmi
Alla fine tanto lo sgualcisci lo strappi
buttato via sempre nudo resti
sempre quel che c'è sotto.
Ci vuole sempre di più a guardare sotto
ma è li che voglio imparare a guardare
è li che voglio essere guardato
Tutti i miei difetti
Tutte le imperfezioni
Quello che è bello
quello che non lo è
le parole fuori posto
E la somma indissolubile
Che alla fine sono Io

martedì 22 aprile 2008

Citazione "a-climatica"

(so che a-climatica non esiste, ma ametereopatica non mi piace)
Fuori continua a piovere, un ricordo che mi emoziona sempre

THE FORCE THAT THROUGH THE GREEN FUSE DRIVES THE FLOWER

The force that through the green fuse drives the flower
Drives my green age; that blasts the roots of trees
Is my destroyer.
And I am dumb to tell the crooked rose
My youth is bent by the same wintry fever.

The force that drives the water through the rocks
Drives my red blood; that dries the mouthing streams
Turns mine to wax.
And I am dumb to mouth unto my veins
How at the mountain spring the same mouth sucks.

The hand that whirls the water in the pool
Stirs the quicksand; that ropes the blowing wind
Hauls my shroud sail.
And I am dumb to tell the hanging man
How of my clay is made the hangman's lime.

The lips of time leech to the fountain head;
Love drips and gathers, but the fallen blood
Shall calm her sores.
And I am dumb to tell a weather's wind
How time has ticked a heaven round the stars.

And I am dumb to tell the lover's tomb
How at my sheet goes the same crooked worm.

Dylan Thomas, 18 Poems (1934)

Daydreams

Nel leggero soffio che
Alimenta la notte
Si è nascosto il dolore
Che invadeva il mio cuore
In un distacco del tempo
La risolutezza dell’attimo
Pronta a cogliere
Un profumo svanito
Nel vento di un’illusione
Dove il tremore non è paura ma
Insicurezza
Nello svegliarsi chiudendo
Gli occhi per vivere la realtà
Un attimo di dolcezza
Diffonde una tenue luce
Negli occhi di chi si allontana
Per rivivere
Un sogno diurno
Partorito nei meandri
Della notte
Perché frutto
Di nuove sensazioni

A proposito di (qualcosa del) tempo passato...

I sogni si sono sciolti
Nelle immagini lontane
Che appartenevano
Al parallelo
Non al mio

Si è infranta l’integrità
Delle mente
Nel caos dell’incertezza

Riempiendo di vuoto
Il tempo trascorso
Può avere senso
Anche perdere

Nel non capire
Nel cadere progressivamente
Nell’auto annullare
Se stessi

Matrice di una confusione
Senza ragioni
Perché troppo estese

Quando la mancanza
Uccide
Le radici
Isola l’ego
Nell’abbandono

Così ogni energia
È diffusa come cenere
Da un camino

In una fiamma fredda
Che brucia solo per consumare
Non fermare
Per non perire

Quando i sogni si sciolgono
Nei colori dell’orizzonte
Non si distingue il passato
Dal presente

Quando l’orizzonte delle
Mete ti inghiottisce
Non si può capire
Qual è la via

Quando la mente
Muore dolcemente
Per lasciar spazio a
Buone coperture

Ti accorgi di quello che ti manca:
vita

Questione di

Parlo spesso di questioni di tempo. Eppure con qualcosa di scritto che quindi avrei potuto cominciare quindici anni fa e finire adesso, fatto in trenta secondi o passarci una serata eppure la data e l'ora pubblicate saranno sempre quelle.
Appiattimento del tempo. (senza richiedere velocità superluminali)
Eppure la "liveness" della lettura non sta nel tempo passato a scrivere nel pensare, è scorrere le parole già esistenti, rivivere il tempo alla velocità a cui mi porta ogni singola lettera.
E' risentirmi un bambino preso per mano che un passo per ognuna cammina sulla parola dondolandomi in quelli che ora son paesaggi lontani ora un claustrofobico stanzino e tutto in poche macchie su un foglio.
Questa è la lettura che mi piace, qualcosa che riesca a portarmi "fuori contesto", indipendentemente dal contenuto, una strana alchimia in grado di farti perdere la fermata del treno mentre nella tua testa discuti ad un tavolino sotto la pioggia. Quei libri che ti portavi tutti stropicciati sotto la cartella sul banco alle superiori alla fine erano meglio che seguire come funziona un relè, quelle scene per cui ridi anche se sei solo tu a vederle in una sala di attesa e gli altri pensano che son pazzo, e solo perchè non han sentito la battuta.
E' un segno del cambiamento, se provo a rileggere qualcosa di dieci anni fa accidenti, è come essere di nuovo li è una specie di "fotografia emozionale" di attimi e sentimenti. Qualcosa da assaporare con calma. Che magari non mi piace, che magari mi fa sorridere (pensando a me all'epoca), ma quanto riesce a trasportare il pensiero.
La cosa peggiore è perdere una lettura, lasciare che non si riversi in modo (più o meno) indelebile su carta.
Quante volte mi son lasciato sfuggire qualcosa, leggendo a voce alta nella mia testa ma senza muovere le mani perchè "non era il momento".
Invece era proprio quello il momento. Se non scrivi in quell'istante, almeno una bozza, toccare una matita e della carta in quell'istante. Se non lo fai non sarà più lo stesso.
Mi sono stufato della pigrizia del "lo farò dopo". Il tempo lo appiattirà anche la scrittura ma si rivendica sull'idea.
Ogni pensiero unico, ogni passaggio pure. Se sento che va scritto è li che deve cadere, diretto. Altrimenti sono artefatti da carta avvolta plastica, quanti esercizi di "bella forma" che ci posso fare.
E restare dove sono.
Mantenere la mia maschera.
Non posso più lasciarle sfuggire perchè ho voglia di "liveness" se avessi voluto una bella storiella avrei cominciato a curare la forma.
Per ora scrivo, per non appiattire il tempo ancora prima che venga.
Per non perdere qualcosa che bello o brutto è in ogni caso una cosa sola certa:
parte di me.
E mi autoracconterà qualcosa quando da piatto diventa passato.
Ora

lunedì 21 aprile 2008

Notte

Superata la bellezza
L’urlo incontrollabile
La forza che pesa
E si spande
Il tuono di una tempesta
come presagio dell’uragano
In arrivo
Perché non esiste respiro
immune tra
il desiderio e la follia
Dove nel vivere il sogno in
colori da incubo ferite mai
placate stillano ancora sangue
La disperazione come unica
via per galleggiare dal tramonto
all’alba quando la mancanza
di rumore
inneggia al boato
che scinde il mio animo

Di tempo fa...

Uff e poi dicono che si diventa internet-dipendenti... provate una settimana a letto con la febbre e senza internet... ben venga la dipendenza (almeno finchè non si fa esasperata).
Almeno di buono si può scavare nelle carte e recuperare vecchie cose, magari frammenti di tempo passato.
Qualcosa di "vecchio" ma non so neanche quanto.

martedì 15 aprile 2008

...appunto veloce

Non so cosa dire
eppure qualcosa continua a parlare
ma è incomprensibile

una voce di spalle
in qualche modo troverà un varco per uscire
e nel mentre sporco carta

Valanga di parole che non si ordina
casuale ammasso
di mille e nessun pensiero

Voglia di parlare
di silenzio
di tempo mio
di nuovo

Scrivere centripeto
magari ripassando un'idea
la definisci

Probabilmente è solo ora
di cambiare foglio

Io intanto scrivo

GuestBook

E' vero che ci sono metodi più "fini" per aprire un guestbook ma alla fine quello che volevo è semplicemente uno spazio dove lasciare un saluto se ti piace quello che leggi, se non ti piace ma soprattutto se ti va.
Lasciate un saluto/commento è "artigianale" ma è il mio guestbook
Per chi passa di qui, un saluto

lunedì 14 aprile 2008

1973 Excerpt...

....
Can make it rain
The way the beach is kissed by the sea.
Only love
Can make it rain
Like the sweat of lovers'
Laying in the fields.

Love, Reign o'er me.
Love, Reign o'er me, rain on me.

Only love
Can bring the rain
That makes you yearn to the sky.
Only love
Can bring the rain
That falls like tears from on high.

Love Reign O'er me.

On the dry and dusty road
The nights we spend apart alone
I need to get back home to cool cool rain.
The nights are hot and black as ink
I can't sleep and I lay and I think
Oh God, I need a drink of cool cool rain.

"Love reign O'er Me", Pete Townshend 1973 - Quadrophenia, The Who 1973 - Track Records/MCA

domenica 13 aprile 2008

Terzo

Non sono pronto per piangere
non ancora
non finchè non avrò rivissuto
ogni sorriso
realizzato ogni raggio
del buio che avvolge il mio sonno

Non sono pronto per piangere
solo perchè richiesto
un posticcio lutto
da peripatetica

Non sono pronto per piangere
anche se lo sguardo
tracima vuoto
mentre penso in silenzio

Non mi servono lacrime
per provare dolore
Anche se a volte cadono

Ogni deja vu
un proiettile sagittale
tra la razio e il ricordo

Non sono pronto
a non disconnettere la realtà
per permi nella fittizia mensa
della paranoia

Non sono pronto per
sincronizzarmi
a un tempo che scorre
in un groove non mio

Vorrei lasciar scappare le lacrime
per trascinarsi dietro l'angoscia
Troppo facile
un quadretto ideale
ma non mi contiene

Da qualche parte le voglio ancora
anche se dolore contengono ancora tempo

Cerco di capire
qualcosa che non ha motivo
la parte stupida
o solo debole

Cerco di rinsavire
di capire dove delinea il confine
l'immagine fittizia
l'unica realizzazione
è quella che sta avvenendo

Ripercorro la coscienza
per assaporarne tutto il dolore
"rielaborare"

e ricomincia da capo

Secondo

Vorrei scrivere
ma senza parole
Vorrei descrivere
le immagini che confondono
la visione "reale"
senza rumore

Oscurate dalla polvere
eppure così presenti
agli antipodi
della tempesta
che mi scaglia contro

Rritrovare il piacere
dell'armonia
nel movimento

Sincope
trascinante

Balletto avviluppato
seni e nodi
inviluppo delle mie emozioni

Modi
di tempo in perdita
vuoto
O così sentito

Pezzi di carta: Primo

Devo smetterla di farmi domande
di cui comunque non avrò risposta
asincrono rispetto al tempo

Devo smettere di pensare
a blocchi di partenza oltrepassati
a serate lontane

Devo smettere di controllare
il pensiero che ferma
la coscienza

indipendentemente
dalla forma che assume

Coscienza
in anestesia
di una maschera
senza volto

giovedì 10 aprile 2008

Una bozza

"Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno."

E' curioso parlare di dolore. Nessuno vuole mai parlare di dolore, forse solo per paura forse solo perchè andrebbe a toccare la parte più intima di se, forse per tabù forse perchè è nello zainetto dell'uomo nero, di queste entità infantili che si installano, stillicidio di negazioni da quando sei piccolo e senza attenzione, potresti avere anche da vecchio magari solo dopo averle a tua volta insegnate. Oggi nello zainetto l'uomo nero (che ti tiene un anno intero) porta il dolore ma attento perchè nelle sue tasche nasconde il resto delle paure... ma una per giorno che ancora ce ne sono tanti.
E' altresì facile cadere nel banale, oppure sentire frasi del tipo "il tempo allevia il dolore" e via nel medesimo seminato ma quante di queste voci sanno attribuire la definizione corretta di "dolore" e "tempo" allo stesso tempo, o meglio ancora, quante sanno attribuire una definizione "cosciente" dei due in quanto in merito alla correttezza, per quanto ne parlino tutti, credo onestamente che ognuno abbia la sua.
Viene spesso associata al dolore anche la parola "normale"; il problema credo che stia nella definizione di normale che se vogliamo risiede nella distribuzione di popolazione: la fetta più grande è "normale" il resto è un outlier pertanto se è così per i soggetti stessi che il dolore poi possono provare (è difficile credere che una pietra prova dolore ma sarebbe in ogni caso difficile da dimostrare) allora bè credo che associare il normale, ai normali sia qualcosa da ridiscutere.

Esiste poi la forma sociale di "dolore" queste incombenze verso gli sconosciuti, questo devi piangere perchè ne sei nella situazione queste spiegazioni da postalmarket misto libretti harmony che vedi negli occhi dei normali per cui o piangi tra le sue braccia o piangi perchè ne sei senza ma alla fine le emozioni che provi, la più primitiva una delle più grandi di queste non la devi mai provare come senti tu.

Dolore consolatorio: quanto è toccante vedere le persone affrante (diciamo i sorrisi da corridoio) per quanto racconti loro, quanto è sconsolante vedere delle facce pari solo a zone sub-coccigee (
ndr. faccie da c....o) che di colpo si contriscono e ti raccontano tutta la loro esperienza (causando loro un primo e significativo dolore in zona epidimiale) consolandoti ancora su questo tempo che più che una variabile fisica (o filosofica in base a come la vogliamo considerare) mi sembra più che altro un litio misto vicodin da come viene presentato.
Spegniti e nn sentirai più nulla
Non ascoltare quello che senti, dentro
Il tempo passa lo stesso e alla fine la scelta semplice arriva
... e se ti svegli?
Ma tanto l'ultima domanda non la fa mai nessuno la prescrizione del dr. qualunquità si ferma sempre alla riga tre.

Il dolore, esiste
Eccome
ed è "giusto" così
non deve essere nocicettivo per fare male
Se cadi di natica, allora il tempo di sicuro farà il suo corso e te lo farà passare.
Negli altri casi il tempo passa, ma a farlo passare sarai tu.
Non esiste migliore ricetta antidolore che accettare di provarlo.
Ogni valvola posta nel mezzo è solo una scorciatoia per qualcosa di cronico.

"L'esperienza del dolore è quindi determinata dalla dimensione affettiva e cognitiva, dalle esperienze passate, dalla struttura psichica e da fattori socio-culturali.

  • Il dolore è fisiologico, un sintomo vitale/esistenziale, un sistema di difesa, quando rappresenta un segnale d’allarme per una lesione tissutale, essenziale per evitare un danno.
  • Diventa patologico quando si automantiene, perdendo il significato iniziale e diventando a sua volta una malattia

(Mannion & Woolf, The Clinical Journal of Pain, 2000)."

Il dolore è difesa, il dolore è la comunicazione con qualcosa di innestato tra una corteccia e i sentimenti dove nessun farmaco scava, il dolore è la manifestazione del fatto di esser vivi. Non accettarlo è l'automantenimento, diventarne una vittima perchè l'intorno decide che devi smettere di vivere in alcune circostanze, questo non è dolore perchè perdendone il significato, eludendo così la possibilità di un cambio di stato allora non sarà servito a niente sarà stato solo dolore di cui alla fine, mancando la sensazione il tempo lascerà solo un ricordo confuso.
Di tempo confuso.

Le scelte possono causare dolore, subirne le conseguenze può causare dolore ma il dolore è parte della punteggiatura nella continua oscillazione tra stati che è parte del fondamento di sentirsi vivi.
Esiste uno stato biologico al minimo dell'energia in cui è impossibile provare dolore in quanto non è più possibile oscillare: la morte; no grazie. E' una carta troppo certa per giocarsela in una mano di apertura.

Non condivido appieno la motivazione che porta alla frase ma ricordo :

"La miseria e le preoccupazioni generano il dolore, la sicurezza, invece, e l'abbondanza la noia. (Arthur Schopenhauer)"

Ma come si fa a cercare uno stato stazionario che non contenga la musica del continuo oscillare.
Ci sono i momenti spiacevoli, ma ci sono anche ricordi che ci strappano un sorriso anche quando il dolore è forte.
Il dolore si lenisce nell'attimo in cui la difesa non serve, non nell'attimo in cui rinuncio alla persona che il dolore stava difendendo: me.
Il dolore esiste ma anche le sue controparti e non potrei definire il buio se non conoscessi la luce.
E vivere il
continuo tra i due?

Idee... se non una bozza come li chiamo?

Tutte le definizioni sopra citate sono tratte dalla pagina wikipedia relativa.

Lasciami scivolare

Lasciami scivolare
mentre provo a dormire
Lasciami scivolare mentre tra un sogno
di binari nel mare incontro il passato

Lasciami scivolare per il tempo che non
torna indietro
Lasciami dormire mentre
cresce la nebbia

Lasciami scivolare
sulle macerie del muro
che ho distrutto dentro

Lasciami scivolare
fuori da questo cortile
nel mesto miscuglio
di infanzia sciolta al presente

Lasciami passare
per vedere chi nasconde
la folla senza volto
nelle mille stanze
castello delle mie paure

Lasciami uscire e togli le mani dagli
occhi
Lasciami sorridere

Mi guardo attorno
e sono solo Io

mercoledì 9 aprile 2008

Un pomeriggio

Mi piace camminare sotto la pioggia
mi piace il vento che soffia in faccia
mi piace ritrovarmi a guardare le stelle
anche se intorno forse son di più i lampioni
Mi piace stupirmi
anche se per molti è stupido

Mi piace il profumo dell'aria
anche se sono a Milano
il profumo dell'imbrunire di una sera
i ricordi legati
la voglia di camminare
senza sapere dove
assaporarne il colore

L'ebrezza fresca
una carezza sul collo
un semplice fruscio
che riaccenda il pensiero

Qualcosa in costante mutamento
Un oscillare tra il calore
ed il freddo
che punge però solo la pelle
lascia respirare la voglia di nuovo
riscopre il sole

Mi piace assaporare il sole
anche se dico sempre di voler stare all'ombra
Rivedere tramonti già visti
ma è l'orizzonte di chi l'osserva che cambia

Mi piace pensare
che alla fine poteva sembrare solo un pomeriggio grigio

Mi piace guardare
fuori dalla finestra

lunedì 7 aprile 2008

Citazione necessaria...

Quanti ne sento ogni giorno immersi in vite "perfette"
semplicemente non scelte
è facile scegliere la strada indicata
chiudendo gli occhi
e speri di non sentire mai più quello che hai dentro?
Quanti problemi crea la scelta,
dolore magari
è paragonabile il fascino risultante?
Scegli le "responsabilità" di carta
lascia che le cose scorrano
"è normale"
"devi sistemarti"
"è giusto così"
crea stabilità imbiancando una struttura cadente
è normale cosa?
Vivi del tempo già passato
aspetti che passi e che arrivi qualcosa
hai già deciso negando la scelta
che non arriverà mai
Ma è più facile così
è "normale"

Meno male non vengo considerato tale

Una "citazione necessaria" sull'argomento:

[..]
Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way
Tired of liyng in the sunshine staying home to watch the rain

You are youg and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run,you missed the starting gun

And you run and you run to catch up with the sun, but it's
sinking
[...]


Time
(Mason, Waters, Wright, Gilmour) - 1973 "The Dark Side of The Moon" - Harvest ,EMI

sabato 5 aprile 2008

Little Excerpt

......................
Cloudless everyday you fall upon my waking eyes
Inviting and inciting me to rise
And through the window in the wall
Come streaming in on sunlight wings
A million bright ambassadors of morning
....

"Echoes" (Waters, Wright, Mason, Gilmour) - Meddle, Pink Floyd 1971 - Harvest, EMI

venerdì 4 aprile 2008

Appunti...

I posti non dimenticano; anche quando ci passi di sfuggita quando ti sembra che l'essere nella coda a 110dB dei clacson ti possa isolare da te stesso.
Sono stanco da farmi schifo, sono in coda perchè oggi ho già fatto troppi giri ma alla fine non ci scappi... ti basta essere "in zona" per risvegliare i sensi come uno di quei clown a molla nelle scatole.
Un passaggio di notte mentre cerchi di tornare a casa e tiri dritto alla via percorsa mille volte, incarti una lacrima con un sorriso aspettando il prossimo verde, che arrivi presto perchè è l'asfalto dei luoghi che ti parla, i lampioni, le case con le luci dietro alle tapparelle, l'umidità che si accumula sui vetri, probabilmente solo io.
Sarà anche vero che il cielo è sempre lo stesso ma non è la stessa cosa quello che sta sotto.
Non è mai lo stesso tempo
Non saranno gli stessi occhi
E ci penso mentre il sonno ormai è passato. Mentre intorno impera il disordine, di una casa piena magari di cartacce, magari fossero quelle il disordine che la abitano.
Paesaggi di un bel ricordo, ma quale è il reale adesso?
Quante volte ci giochi con delle chiavi che sai esattamente che porte aprono ma sono in un cassetto.
Come si fa a dimenticare la luce che filtra dalle tapparelle tirate giù ancora prima che faccia buio perchè un giorno sei arrivato a casa presto?
Il pavimento di un balcone, quante chiacchere di due assonnati semivestiti nei pigiami più improbabili, eppure bellissimi.
Quante parole che non puoi raccontare. Si accumulano, come le cartacce per la stanza.
Con la differenza che le ami.
Dov'è il sonno quando torno a casa mentre qualcuno comincia ad uscire per la nuova giornata, se ai miei sogni posso rimboccare le coperte.
Andare in altalena, anche se ormai è da un pezzo che non ci sto più ma sentire il vento e perdermi in uno sguardo, andare a vedere le papere al laghetto anche se gli animali è ormai comprovato non mi apprezzano e anche i pennuti mi puntano.
Perdersi nella goccia che segna il tempo nella notte e che divide la lucidità dal sonno
riordinando tempo, ma forse è lui che per ora non vuole.

martedì 1 aprile 2008

Insonnia

Quanto sonno
insoddisfatto
rigirandomi nei pensieri
dell'appena accaduto
e non solo

Quanto sonno buttato
rincorrendo inutili paranoie
per qualcosa già successo

Di tutte le parole che si possono dire
alla fine una è stata la risposta
"Fai quello che ti dice la mente"
ma quanto può fare male al cuore
chi ha ragione
mentre due litigano
io son sveglio

Tuttora disperso
verso l'orizzonte di un'oceano
che ho creato io
disordine del vento che mi schianta allo scoglio

E carica il pensiero
quand'anche il cuore risponde al suo eco
al costo di soffrire

Comincia a piovigginare
E si alza anche la nebbia
ma il disordine è chiudendo gli occhi
L'intorno è conseguenza

Tempo perso nel perder tempo
inseguendo sonno che ancora ne toglie
e tempo è che voglio recuperare
che serve
tempo che incontra
l'ombra che vi si lega
riallaccia l'onda con l'impronta
almeno da poter colpire
portare realtà
nel pensiero che la allontana

Distinguere il suono
della luce dal ricordo

stillicidio di immagini
compresse dal tempo

e continuo a girare in tondo

non voglio sonno per oscurare il reale
voglio dormire per risvegliare
le sensazioni
che nell'insonnia
dormono

sognando quel che si è perso negli occhi
è già passato