Ci sono parole che andrebbero dette ogni volta che sfiorano l’intelletto od il cuore mentre tendiamo a dire quando ormai non servono più. È difficile “cogliere l’attimo” e così sentimenti che appartengono alle medesime stagioni arrivano però durante un momento di pausa e non afferrano lo scorrere del loro corso.
Ci vuole coraggio, ma soprattutto situazioni, per afferrare tali stagioni.
Il tempo per noi non è un determinato fattore, quello lo è per chi non vive. Nel susseguirsi della sua regolare imperfezione capisco il perché ed il significato di tali parole. Tela tessa priva di “continum”, rallentata nell’attimo che vede scorrere il pensiero e mutata velatamente al cambio di posizione su di essa nel ricordo.
Stiamo camminando in un corridoio i cui tappeti sono tempo, i quadri alle nostre spalle immagini dell’ego, gli arazzi vita. Non ne vediamo fine, ma se ci fermiamo a riflettere su un’opera che ci attira dobbiamo ben guardarci dal non tornare indietro, se non con lo sguardo e non increspare il tappeto.
Il padrone di casa si arrabbierebbe, perché sfideremmo la sottile linea che separa il corridoio tra sogno e realtà.
Perché solo nel sogno può mutare l’immutabile, o negli occhi da sveglio di un poeta.
Di quel corridoio non vedo fine, e non voglio vederne.
Ma se nel passeggiare lungo l’inviluppo dell’anima troverò porte, che ne separeranno vari; quando nell’accorgersi che il passo affatica perché il tappeto non lo permette, mutato di densità; voglio essere certo o almeno speranzoso di aver dato titolo a tutte le opere.
Affinché le mie parole non si perdano dentro me
Ma raggiungano la causa della loro esistenza
Perché se amare, è una porta che divide un corridoio da un altro, fieramente non deve esistere rinnego, ma quando questo accadrà ogni respiro dovrà portare il nome e il sentimento per chi genera quella diversa sala.
Cosicché nel mio museo dell’anima possa correre e se necessario chiudere porte, per fermarmi a riflettere poggiando le spalle al corridoio chiuso e percependone il dolore.
Con la consapevolezza di aver dato significato all’unica fisicità di questa vita:
l’immateriale corridoio.
giovedì 1 maggio 2008
Museo (qualche anno fa...)
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