Torno a casa e vorrei continuare a guidare, strada che passa e l'uscita dell'autostrada che si allontana, continuare a guardare il cielo mentre il ticchettio sordo delle buche sotto le ruote scandisce il tempo. Continuare ad andare, dove non lo saprei neanche e alla fine fermarmi per un pò di vento, da sentire con la faccia.
Mi ritrovo a una scrivania, mamma quante carte :-). Ogni tanto una sigaretta, un giretto sul balcone e in lontananza passa un aereo e lo seguo nell'orizzonte.
Alla fine le carte finiscono, nn importa quante siano e torno qui, dove la carta realmente manco c'è.
E mi sento bene, e ho ancora voglia di viaggiare. Però diversa, una voglia della "leggerezza" da viaggio, della voglia di affrontarlo senza sapere dove e non per fuga, per il piacere di assaporare oltre. Qualunque uscita d'autostrada mancata per sfuggire a qualcosa che comunque ti porti dentro non cambia nulla, anzi penso che dopo un pò comincerebbe a fare "eco" mancando il contorno.
E continuo a viaggiare (anche se magari per ora solo nella mia testa), e sorridere, per quelli passati.
domenica 11 maggio 2008
Abbozzi (a voce alta)
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