Non sono pronto per piangere
non ancora
non finchè non avrò rivissuto
ogni sorriso
realizzato ogni raggio
del buio che avvolge il mio sonno
Non sono pronto per piangere
solo perchè richiesto
un posticcio lutto
da peripatetica
Non sono pronto per piangere
anche se lo sguardo
tracima vuoto
mentre penso in silenzio
Non mi servono lacrime
per provare dolore
Anche se a volte cadono
Ogni deja vu
un proiettile sagittale
tra la razio e il ricordo
Non sono pronto
a non disconnettere la realtà
per permi nella fittizia mensa
della paranoia
Non sono pronto per
sincronizzarmi
a un tempo che scorre
in un groove non mio
Vorrei lasciar scappare le lacrime
per trascinarsi dietro l'angoscia
Troppo facile
un quadretto ideale
ma non mi contiene
Da qualche parte le voglio ancora
anche se dolore contengono ancora tempo
Cerco di capire
qualcosa che non ha motivo
la parte stupida
o solo debole
Cerco di rinsavire
di capire dove delinea il confine
l'immagine fittizia
l'unica realizzazione
è quella che sta avvenendo
Ripercorro la coscienza
per assaporarne tutto il dolore
"rielaborare"
e ricomincia da capo
domenica 13 aprile 2008
Terzo
Secondo
Vorrei scrivere
ma senza parole
Vorrei descrivere
le immagini che confondono
la visione "reale"
senza rumore
Oscurate dalla polvere
eppure così presenti
agli antipodi
della tempesta
che mi scaglia contro
Rritrovare il piacere
dell'armonia
nel movimento
Sincope
trascinante
Balletto avviluppato
seni e nodi
inviluppo delle mie emozioni
Modi
di tempo in perdita
vuoto
O così sentito
Pezzi di carta: Primo
Devo smetterla di farmi domande
di cui comunque non avrò risposta
asincrono rispetto al tempo
Devo smettere di pensare
a blocchi di partenza oltrepassati
a serate lontane
Devo smettere di controllare
il pensiero che ferma
la coscienza
indipendentemente
dalla forma che assume
Coscienza
in anestesia
di una maschera
senza volto
giovedì 10 aprile 2008
Una bozza
"Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno."
E' curioso parlare di dolore. Nessuno vuole mai parlare di dolore, forse solo per paura forse solo perchè andrebbe a toccare la parte più intima di se, forse per tabù forse perchè è nello zainetto dell'uomo nero, di queste entità infantili che si installano, stillicidio di negazioni da quando sei piccolo e senza attenzione, potresti avere anche da vecchio magari solo dopo averle a tua volta insegnate. Oggi nello zainetto l'uomo nero (che ti tiene un anno intero) porta il dolore ma attento perchè nelle sue tasche nasconde il resto delle paure... ma una per giorno che ancora ce ne sono tanti.
E' altresì facile cadere nel banale, oppure sentire frasi del tipo "il tempo allevia il dolore" e via nel medesimo seminato ma quante di queste voci sanno attribuire la definizione corretta di "dolore" e "tempo" allo stesso tempo, o meglio ancora, quante sanno attribuire una definizione "cosciente" dei due in quanto in merito alla correttezza, per quanto ne parlino tutti, credo onestamente che ognuno abbia la sua.
Viene spesso associata al dolore anche la parola "normale"; il problema credo che stia nella definizione di normale che se vogliamo risiede nella distribuzione di popolazione: la fetta più grande è "normale" il resto è un outlier pertanto se è così per i soggetti stessi che il dolore poi possono provare (è difficile credere che una pietra prova dolore ma sarebbe in ogni caso difficile da dimostrare) allora bè credo che associare il normale, ai normali sia qualcosa da ridiscutere.
Esiste poi la forma sociale di "dolore" queste incombenze verso gli sconosciuti, questo devi piangere perchè ne sei nella situazione queste spiegazioni da postalmarket misto libretti harmony che vedi negli occhi dei normali per cui o piangi tra le sue braccia o piangi perchè ne sei senza ma alla fine le emozioni che provi, la più primitiva una delle più grandi di queste non la devi mai provare come senti tu.
Dolore consolatorio: quanto è toccante vedere le persone affrante (diciamo i sorrisi da corridoio) per quanto racconti loro, quanto è sconsolante vedere delle facce pari solo a zone sub-coccigee (ndr. faccie da c....o) che di colpo si contriscono e ti raccontano tutta la loro esperienza (causando loro un primo e significativo dolore in zona epidimiale) consolandoti ancora su questo tempo che più che una variabile fisica (o filosofica in base a come la vogliamo considerare) mi sembra più che altro un litio misto vicodin da come viene presentato.
Spegniti e nn sentirai più nulla
Non ascoltare quello che senti, dentro
Il tempo passa lo stesso e alla fine la scelta semplice arriva
... e se ti svegli?
Ma tanto l'ultima domanda non la fa mai nessuno la prescrizione del dr. qualunquità si ferma sempre alla riga tre.
Il dolore, esiste
Eccome
ed è "giusto" così
non deve essere nocicettivo per fare male
Se cadi di natica, allora il tempo di sicuro farà il suo corso e te lo farà passare.
Negli altri casi il tempo passa, ma a farlo passare sarai tu.
Non esiste migliore ricetta antidolore che accettare di provarlo.
Ogni valvola posta nel mezzo è solo una scorciatoia per qualcosa di cronico.
"L'esperienza del dolore è quindi determinata dalla dimensione affettiva e cognitiva, dalle esperienze passate, dalla struttura psichica e da fattori socio-culturali.
- Il dolore è fisiologico, un sintomo vitale/esistenziale, un sistema di difesa, quando rappresenta un segnale d’allarme per una lesione tissutale, essenziale per evitare un danno.
- Diventa patologico quando si automantiene, perdendo il significato iniziale e diventando a sua volta una malattia
(Mannion & Woolf, The Clinical Journal of Pain, 2000)."
Il dolore è difesa, il dolore è la comunicazione con qualcosa di innestato tra una corteccia e i sentimenti dove nessun farmaco scava, il dolore è la manifestazione del fatto di esser vivi. Non accettarlo è l'automantenimento, diventarne una vittima perchè l'intorno decide che devi smettere di vivere in alcune circostanze, questo non è dolore perchè perdendone il significato, eludendo così la possibilità di un cambio di stato allora non sarà servito a niente sarà stato solo dolore di cui alla fine, mancando la sensazione il tempo lascerà solo un ricordo confuso.Di tempo confuso.
Le scelte possono causare dolore, subirne le conseguenze può causare dolore ma il dolore è parte della punteggiatura nella continua oscillazione tra stati che è parte del fondamento di sentirsi vivi.
Esiste uno stato biologico al minimo dell'energia in cui è impossibile provare dolore in quanto non è più possibile oscillare: la morte; no grazie. E' una carta troppo certa per giocarsela in una mano di apertura.
Non condivido appieno la motivazione che porta alla frase ma ricordo :
"La miseria e le preoccupazioni generano il dolore, la sicurezza, invece, e l'abbondanza la noia. (Arthur Schopenhauer)"
Ci sono i momenti spiacevoli, ma ci sono anche ricordi che ci strappano un sorriso anche quando il dolore è forte.
Il dolore si lenisce nell'attimo in cui la difesa non serve, non nell'attimo in cui rinuncio alla persona che il dolore stava difendendo: me.
Il dolore esiste ma anche le sue controparti e non potrei definire il buio se non conoscessi la luce.
E vivere il continuo tra i due?
Idee... se non una bozza come li chiamo?
Tutte le definizioni sopra citate sono tratte dalla pagina wikipedia relativa.
Lasciami scivolare
Lasciami scivolare
mentre provo a dormire
Lasciami scivolare mentre tra un sogno
di binari nel mare incontro il passato
Lasciami scivolare per il tempo che non
torna indietro
Lasciami dormire mentre
cresce la nebbia
Lasciami scivolare
sulle macerie del muro
che ho distrutto dentro
Lasciami scivolare
fuori da questo cortile
nel mesto miscuglio
di infanzia sciolta al presente
Lasciami passare
per vedere chi nasconde
la folla senza volto
nelle mille stanze
castello delle mie paure
Lasciami uscire e togli le mani dagli
occhi
Lasciami sorridere
Mi guardo attorno
e sono solo Io
mercoledì 9 aprile 2008
Un pomeriggio
Mi piace camminare sotto la pioggia
mi piace il vento che soffia in faccia
mi piace ritrovarmi a guardare le stelle
anche se intorno forse son di più i lampioni
Mi piace stupirmi
anche se per molti è stupido
Mi piace il profumo dell'aria
anche se sono a Milano
il profumo dell'imbrunire di una sera
i ricordi legati
la voglia di camminare
senza sapere dove
assaporarne il colore
L'ebrezza fresca
una carezza sul collo
un semplice fruscio
che riaccenda il pensiero
Qualcosa in costante mutamento
Un oscillare tra il calore
ed il freddo
che punge però solo la pelle
lascia respirare la voglia di nuovo
riscopre il sole
Mi piace assaporare il sole
anche se dico sempre di voler stare all'ombra
Rivedere tramonti già visti
ma è l'orizzonte di chi l'osserva che cambia
Mi piace pensare
che alla fine poteva sembrare solo un pomeriggio grigio
Mi piace guardare
fuori dalla finestra
lunedì 7 aprile 2008
Citazione necessaria...
Quanti ne sento ogni giorno immersi in vite "perfette"
semplicemente non scelte
è facile scegliere la strada indicata
chiudendo gli occhi
e speri di non sentire mai più quello che hai dentro?
Quanti problemi crea la scelta,
dolore magari
è paragonabile il fascino risultante?
Scegli le "responsabilità" di carta
lascia che le cose scorrano
"è normale"
"devi sistemarti"
"è giusto così"
crea stabilità imbiancando una struttura cadente
è normale cosa?
Vivi del tempo già passato
aspetti che passi e che arrivi qualcosa
hai già deciso negando la scelta
che non arriverà mai
Ma è più facile così
è "normale"
Meno male non vengo considerato tale
Una "citazione necessaria" sull'argomento:
[..]
Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way
Tired of liyng in the sunshine staying home to watch the rain
You are youg and life is long and there is time to kill today
And then one day you find ten years have got behind you
No one told you when to run,you missed the starting gun
And you run and you run to catch up with the sun, but it's
sinking
[...]
Time (Mason, Waters, Wright, Gilmour) - 1973 "The Dark Side of The Moon" - Harvest ,EMI
sabato 5 aprile 2008
Little Excerpt
......................
Cloudless everyday you fall upon my waking eyes
Inviting and inciting me to rise
And through the window in the wall
Come streaming in on sunlight wings
A million bright ambassadors of morning
....
"Echoes" (Waters, Wright, Mason, Gilmour) - Meddle, Pink Floyd 1971 - Harvest, EMI
venerdì 4 aprile 2008
Appunti...
I posti non dimenticano; anche quando ci passi di sfuggita quando ti sembra che l'essere nella coda a 110dB dei clacson ti possa isolare da te stesso.
Sono stanco da farmi schifo, sono in coda perchè oggi ho già fatto troppi giri ma alla fine non ci scappi... ti basta essere "in zona" per risvegliare i sensi come uno di quei clown a molla nelle scatole.
Un passaggio di notte mentre cerchi di tornare a casa e tiri dritto alla via percorsa mille volte, incarti una lacrima con un sorriso aspettando il prossimo verde, che arrivi presto perchè è l'asfalto dei luoghi che ti parla, i lampioni, le case con le luci dietro alle tapparelle, l'umidità che si accumula sui vetri, probabilmente solo io.
Sarà anche vero che il cielo è sempre lo stesso ma non è la stessa cosa quello che sta sotto.
Non è mai lo stesso tempo
Non saranno gli stessi occhi
E ci penso mentre il sonno ormai è passato. Mentre intorno impera il disordine, di una casa piena magari di cartacce, magari fossero quelle il disordine che la abitano.
Paesaggi di un bel ricordo, ma quale è il reale adesso?
Quante volte ci giochi con delle chiavi che sai esattamente che porte aprono ma sono in un cassetto.
Come si fa a dimenticare la luce che filtra dalle tapparelle tirate giù ancora prima che faccia buio perchè un giorno sei arrivato a casa presto?
Il pavimento di un balcone, quante chiacchere di due assonnati semivestiti nei pigiami più improbabili, eppure bellissimi.
Quante parole che non puoi raccontare. Si accumulano, come le cartacce per la stanza.
Con la differenza che le ami.
Dov'è il sonno quando torno a casa mentre qualcuno comincia ad uscire per la nuova giornata, se ai miei sogni posso rimboccare le coperte.
Andare in altalena, anche se ormai è da un pezzo che non ci sto più ma sentire il vento e perdermi in uno sguardo, andare a vedere le papere al laghetto anche se gli animali è ormai comprovato non mi apprezzano e anche i pennuti mi puntano.
Perdersi nella goccia che segna il tempo nella notte e che divide la lucidità dal sonno
riordinando tempo, ma forse è lui che per ora non vuole.
martedì 1 aprile 2008
Insonnia
Quanto sonno
insoddisfatto
rigirandomi nei pensieri
dell'appena accaduto
e non solo
Quanto sonno buttato
rincorrendo inutili paranoie
per qualcosa già successo
Di tutte le parole che si possono dire
alla fine una è stata la risposta
"Fai quello che ti dice la mente"
ma quanto può fare male al cuore
chi ha ragione
mentre due litigano
io son sveglio
Tuttora disperso
verso l'orizzonte di un'oceano
che ho creato io
disordine del vento che mi schianta allo scoglio
E carica il pensiero
quand'anche il cuore risponde al suo eco
al costo di soffrire
Comincia a piovigginare
E si alza anche la nebbia
ma il disordine è chiudendo gli occhi
L'intorno è conseguenza
Tempo perso nel perder tempo
inseguendo sonno che ancora ne toglie
e tempo è che voglio recuperare
che serve
tempo che incontra
l'ombra che vi si lega
riallaccia l'onda con l'impronta
almeno da poter colpire
portare realtà
nel pensiero che la allontana
Distinguere il suono
della luce dal ricordo
stillicidio di immagini
compresse dal tempo
e continuo a girare in tondo
non voglio sonno per oscurare il reale
voglio dormire per risvegliare
le sensazioni
che nell'insonnia
dormono
sognando quel che si è perso negli occhi
è già passato


