a volte basta un attimo
il freddo di una finestra
rimasta aperta
perchè la stupidità possa uscire
o il suo odore
eppure non lo so che colore devo dare
ad ogni ricordo che passa quando meno lo aspetti
la porta di un frigorifero che cigola
e quello di della porta di una stanza
tra la paura del non far rumore
e l'eccitazione perchè il momento è reale
e sembra in questo istante
quante parole scorrono
nel silenzio di una casa alla luce soffusa di una cucina
quante cose vanno perse nella frenesia
generale
un po' per non ricordare, un po' perchè
non puoi perdere
non mollare il colpo
anche se uno sguardo fisso fu il compagno di molte mattine
a che pro
un istante solo per essere colpito come un pugno
a viso aperto
dal più semplice dei gesti
nascosto in un ricordo
le chiavi su un tavolo
e un tè raffreddato in una tazza
non ti saprei dire che colore era il cielo fuori
ma ricordo esattamente il rumore
quello che non capisco è il silenzio
nel far capolino tra sotto le coperte e l'anta
dell'armadio dove si crede sia nascosto il mostro
senza il coraggio di aprire
eppure non è stato morso nessuno
e quelle stesse porte non le ho chiuse da solo
manciate di parole lanciate
come morfina per calmare le acque
eppure per quanto possa aver dipinto un muro di mattoni
trasudavo vetro
aspettando i cocci
la distanza vive di tempo
peccato sia così poco
per vivere tutte le possibili alternative di un solo istante
il tavolo ce l'ho ancora
meglio andare a spegnere il tè
domenica 7 marzo 2010
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