Ogni tanto penso di ripetermi, pazienza. Ci sono emozioni che vengono ritrite quasi fino a renderle molecole prima di accettarle, ogni tanto credo capita anche alle cose che si scrivono.
E' curiosa la differenza che esiste tra sapere e capire.
E' affascinante come le tinte tenui siano molte volte una limitazione della scala percepita e non l'infinito che divide i due antipodi.
Fin da piccolo ti insegnano che per volere bene a qualcuno se fai un disegno devi fare un cuore.
Poi fai varie lezioni mentre fuori le giornate son solo da pallone e ancora ti piace, e ti viene detto che è al pari di un osso, un "organo".
La tua personalità vive "nella testa" eppure tutte le emozioni, una specie di ipse dixit reiterato risiedono li.
Le prime che ho sentito sono state nello stomaco, nelle gambe quel tremore misto adrenalina prima di accenno di uno sguardo, quando ancora la barba te la fai perchè è bene allenarsi per tempo.
eppure nel cuore nulla.
Poi un giorno capisci. E ti rendi conto che non sai ma va bene così, quella sensazione nuova è tua.
Se l'hanno detto devono averla provata anche loro, almeno in parte. Ogni libro acquista un nuovo sapore, allora l'avete capita prima di poterla descrivere.
E' come quando guardo "fotografie da dilettante", mi piace l'idea che per farla uscire bene non ci sia tecnica, piuttosto una sensazione al di là del mirino, non dell'obiettivo. Per trasferire qualcosa di bello, deve esserlo per primo nei miei occhi. Così come qualcosa di stupendo perfettamente algido, sensazioni trasferite.
Ci vuole un pò per rendersi conto di quanto possa esplodere, tanto da sentirsi senza neanche appoggiare una mano, una specie di fibrillazione "felice": il respiro è calmo e mi sento leggero, che per me fidatevi è abbastanza dura, eppure sembra voler balzare fuori.
Puoi sentirlo solo avvicinando il viso
Il suo yang, un dolore vero, soffocato, una specie di mano in grado di stringerti sotto le costole, di stancarti come non mai. Il respiro resta fermo, il battito è regolare ma il dolore è reale.
Quanto tempo deve passare perchè io possa capire, più che sapere.
Esperienza,
due facce della stessa energia, le stesse due parole.E' curiosa la differenza che esiste tra sapere e capire.
E' affascinante come le tinte tenui siano molte volte una limitazione della scala percepita e non l'infinito che divide i due antipodi.
Fin da piccolo ti insegnano che per volere bene a qualcuno se fai un disegno devi fare un cuore.
Poi fai varie lezioni mentre fuori le giornate son solo da pallone e ancora ti piace, e ti viene detto che è al pari di un osso, un "organo".
La tua personalità vive "nella testa" eppure tutte le emozioni, una specie di ipse dixit reiterato risiedono li.
Le prime che ho sentito sono state nello stomaco, nelle gambe quel tremore misto adrenalina prima di accenno di uno sguardo, quando ancora la barba te la fai perchè è bene allenarsi per tempo.
eppure nel cuore nulla.
Poi un giorno capisci. E ti rendi conto che non sai ma va bene così, quella sensazione nuova è tua.
Se l'hanno detto devono averla provata anche loro, almeno in parte. Ogni libro acquista un nuovo sapore, allora l'avete capita prima di poterla descrivere.
E' come quando guardo "fotografie da dilettante", mi piace l'idea che per farla uscire bene non ci sia tecnica, piuttosto una sensazione al di là del mirino, non dell'obiettivo. Per trasferire qualcosa di bello, deve esserlo per primo nei miei occhi. Così come qualcosa di stupendo perfettamente algido, sensazioni trasferite.
Ci vuole un pò per rendersi conto di quanto possa esplodere, tanto da sentirsi senza neanche appoggiare una mano, una specie di fibrillazione "felice": il respiro è calmo e mi sento leggero, che per me fidatevi è abbastanza dura, eppure sembra voler balzare fuori.
Puoi sentirlo solo avvicinando il viso
Il suo yang, un dolore vero, soffocato, una specie di mano in grado di stringerti sotto le costole, di stancarti come non mai. Il respiro resta fermo, il battito è regolare ma il dolore è reale.
Quanto tempo deve passare perchè io possa capire, più che sapere.
Esperienza,
Iceberg emozionali
E torni sempre alle stesse due parole
forse mancano
mancate nel passato
Quello reale è il battere, il dolore, non mi interessa come lo si etichetta.



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